Le fratture esposte sono spesso associate ad un alto tasso di ritardo di consolidazione e/o pseudoartrosi: nel caso della diafisi tibiale si aggira intorno al 10-69% a seconda dei vari Autori, essendo spesso interessata da esposizioni importanti con danni ai tessuti molli.

Sono 20 settimane circa l’intervallo di tempo che deve trascorrere dal trauma prima che la frattura si possa definire “non guarita”. Il termine ritardo di consolidazionedeve essere usato per indicare un processo riparativo ancora attivo ma che si compie in un tempo maggiore rispetto alla mediana dei tempi di guarigione di un gruppo di fratture omogenee e trattate nello stesso modo.

La pseudoartrosi è la necessità di dover intervenire quando si è di fronte ad una frattura che non ha tendenza alla guarigione, in base a criteri temporali, clinici e radiografici.

Sono vari i trattamenti proposti in ambito di ritardi di consolidazione e pseudoartrosi: l’innesto autologo con prelievo da cresta iliaca rappresenta il gold standard, ma può essere gravato da complicanze infettive, dolore al sito donatore, danni nervosi, cicatrice non estetiche. Altri trattamenti prevedono l’utilizzo di chiodi alesati, cruentazioni del focolaio di pseudoartrosi, utilizzo di proteine ricombinanti.

L’utilizzo di tecniche percutanee che prevedono il prelievo di midollo osseo autologo a livello della cresta iliaca, concentrato o no, e il successivo infiltrato nella stessa seduta operatoria a livello del focolaio di pseudoartrosi, rappresenta una valida alternativa, con minor tasso di complicanze e ottimi risultati.

Questa tecnica, descritta già da Paley nel 1986 su conigli, si basa sulla capacità delle cellule mesenchimali contenute nel midollo osseo di offrire uno stimolo biologico alla guarigione nel sito di frattura.

La tecnica di prelievo è semplice, l’aspirato viene concentrato direttamente in sala operatoria durante la seduta chirurgica in pochi minuti, ottenendo così un composto che può essere introdotto a livello del focolaio di pseudoartrosi tramite l’utilizzo di un ago e controllo scopico. La scarsissima morbidità al sito donatore, l’assenza dell’apertura del focolaio di pseudoartrosi, la velocità di preparazione sono tutti punti a favore di questa tecnica, che sempre più deve essere presa in considerazione come valida alternativa nel trattamento di queste patologie.